La logica e le applicazioni 2.0 stanno cambiando radicalmente il modo di interagire e di lavorare su web. Definire il web 2.0 è difficile perché si compone di molti aspetti e definizioni diverse. I blogger hanno una loro idea di cosa sia, ma i programmatori ne hanno una diversa; per i sociologi è una rivoluzione mentre per gli architetti dell’informazione può essere un laboratorio aperto, o un incubo. Il comun denominatore che permette di raggruppare questa enorme mole di siti, applicazioni ed esperienze è: gli utenti ovvero noi tutti.
Il web 2.0 ha coinvolto sempre di più l’utente nella creazione diretta dei contenuti ma anche nel supporto per organizzarli, condividerli, rimixarli, giudicarli, aggiornarli, etc. Una metafora per descrivere il web 1.0 consiste nel rappresentarlo come una lezione universitaria dove pochi professori insegnano ad una vasta platea di studenti. Il web 2.0 è invece una conversazione dove tutti hanno la possibilità di parlare e condividere il proprio punto di vista.

Il web 2.0 sostiene la cosiddetta architettura della partecipazione, un design che incoraggia la user interaction e il contributo comunitario. Gli strumenti del web 2.0 (siti, applicazioni API, motori, widget, etc.) sono basati interamente su user-generated content e sulla partecipazione dei navigatori all’intelligenza collettiva. Ma il valore reale del nuovo web non sta solo nel contenuto generato in siti quali MySpace, Flickr, YouTube, ma nel modo di utilizzo e partecipazione a questi ultimi.
Gli utenti producono i contenuti e le società/siti 2.0 forniscono le piattaforme per metterli online. Questo è un altro punto chiave del 2.0: il web come un’unica grande piattaforma di pubblicazione. Alla creazione e al miglioramento dei servizi web 2.0 possono partecipare tutti, l’open source diventa parola d’ordine e il singolo programmatore ha un ruolo fondamentale.
Paradossalmente potremmo dire che il 2.0 riporta la rete indietro ai primordi, alla sua nascita che la voleva uno strumento di condivisione dei contenuti. Oggi attraverso il nuovo questo web tutti possiamo partecipare tramite due assi portanti dell’AI: contenuto e codice (applicativi).
FONTE: http://trovabile.org/
Continua a leggereScritto da Valentina il 19 giugno 2008 in Web Design
L’obiettivo primario dell’Architettura dell’informazione e’ la soddisfazione del cliente, che va sempre immaginato come l’utente finale, il fruitore del prodotto.
La User Experience Design (UX), e’ quell’aspetto del progetto che si occupa specificatamente dell’utente e del suo impatto il prodotto che l’architetto sta progettando. In particolare attraverso la UX l’architetto assicura che il sito su cui sta lavorando aderisca ai una serie di requisiti che lo rendano user friendly (di facile usabilita’) e user centered (l’utente deve essere coinvolto in prima persona attraverso l’interattività del processo).
La User Experience Design assicura che il sito sia:
- Utile. Un sito utile significa un sito che tiene conto a chi e’ destinato il servizio e il contesto nel quale si inserisce. Chi vi lavora deve avere il coraggio di convincere che utile può essere sinonimo di semplice. Il sito deve essere uno strumento che serve: è il principio per il quale è inutile infarcire il sito di applicazioni 2.0 solo perchè di moda quando i nostri utenti non sono attrezzati per recepire questi nuovi servizi.
- Usabile. Un sito usabile è un sito che mette al centro l’utente rendendo la sua navigazione più efficace, consultabile e gradevole possibile.
- Attrattivo. Un sito attrattivo è un sito riesce a integrare bene tutti gli elementi che rappresentano l’emotional design: il potere e il valore dell’immagine, la web identity, il brand, etc.
- Trovabile. Un sito trovabile è un sito che mette tutte le informazioni a disposizione deli utenti senza nasconderle.
- Accessibile. Come le strutture fisiche debbono dotarsi di ascensori e rampe così i siti debbono essere accessibili a tutti anche alle persone in maggiore difficoltà (10% della popolazione). È quello che oggi definiamo anche l’aspetto etico del business.
- Credibile. Oggi è sempre pi difficile ingannare iI clienti perchè la blogsphera ha ricondotto i mercati a conversazioni. È dunque necessario essere onesti e convincenti o i nostri siti non avranno futuro.
- Prezioso. I nostri siti devono portare valore aggiunto ai nostri sponsor. Il risultato finale deve avere il raggiungimento degli obiettivi che ci siamo dati e il miglioramento continuo della customer satisfaction.
Nel prossimo articolo si parlerà di come sta cambiando la situazione degli utenti nell’epoca del web 2.0.
FONTE: http://trovabile.org/
Continua a leggereScritto da Valentina il 14 aprile 2008 in Web Design
Detta anche architettura delle informazioni, é la struttura organizzativa logica e semantica delle informazioni, dei contenuti, dei processi e delle funzionalitá di un sistema o un’applicazione informatica.
L’architettura delle informazioni é il cuore di un qualsiasi progetto di interaction design. Applicabile anche al di fuori dell’ambito informatico, questa struttura é l’anima fondamentale di un qualsiasi insieme di contenuti e dati destinati alla fruizione e, integrando informazioni e processi, svolge un ruolo chiave nel definire il reale grado di fruibilitá e di usabilitá di un sistema digitale per l’utente finale.
L’architettura delle informazioni comprende gli strumenti tecnici e culturali per l’organizzazione, la catalogazione, la ricerca, la navigazione e la presentazione di contenuti e dati nei vari formati disponibili (digitali e non).
Lo scopo fondamentale dell’architettura delle informazioni é mettere in relazione utenti e contenuti, con una finalitá di business.
Per quanto riguarda il Web, i due principali aspetti dell’architettura dell’informazione sono: la descrizione dei dati (metadati) e l’interoperabilitá.
In effetti fino ad oggi il ruolo dell’AI é stato quello di fare da collante fra grafica, contenuti e design.
Un buon architetto dell’informazione deve saper mediare tra i seguenti aspetti di un progetto:
- organizzare i modelli intrinseci nei dati, rendendo chiaro l’insieme e gli obiettivi del sito (bilanciando la necessitá di chi lo realizza con quelle degli utenti), tenendo ben presente il contesto per il quale si sta lavorando
- determinare quali contenuti e quali funzionalitá il sito debba contenere o roganizzare le informazioni
- definire la struttura, la navigazione, la classificazione e i criteri di ricerca, la mappa delle informazioni che renda possibile a ciascuno di risalire al proprio percorso conoscitivo
- stabilire il ritmo di progressione del progetto, la periodicitá di crescita e di cambiamento
- avere come obiettivo primario il target di riferimento.
La metafora dell’alchimista é stata fatta perché l’architetto entra nel progetto con una visione globale e la conoscenza approfondita del contenuto, del contesto e dell’utente finale. Il lavoro e i risultati che gli vengono richiesti sono invisibili all’utente finale ma su questi si gioca la riuscita del progetto. In estrema sintesi é un lavoro sotterraneo che si nota solo quando il sito non funziona.
FONTE: http://trovabile.org/
Continua a leggereScritto da Valentina il 1 aprile 2008 in Web Design
Come cambia il ruolo dell’architetto dell’informazione nell’epoca del Web 2.0?
Il Web 2.0 sostiene la cosiddetta architettura della partecipazione: i navigatori sono spesso anche i produttori dei contenuti dei siti e partecipano direttamente alla costruzione di una sorta di nuova intelligenza collettiva. Questo ci porta a ridiscutere la nota distinzione: contenuti + utenti + contesto, perché questi concetti tendono oggi a fondersi. A questi tre contenitori dobbiamo oggi aggiungere un elemento chiave: i connettori, ovvero tutti quegli strumenti e tecnologi che ci permettono di mettere in relazione tipologie diverse di contenuti, contenitori diversi, produttori di contenuti col contenuto e tra di loro. In sintesi:
- Contenuti generati dagli utenti
- Maggiore partecipazione attiva
- Nuove tecnologie che rendono facile pubblicare e partecipare
La prossima settimana continuerò con l’argomento.. cos’é l’architettura dell’informazione e cosa sta cambiando oggi per l’utente e i motori di ricerca con il web 2.0.
FONTE: http://trovabile.org/
Continua a leggereScritto da Valentina il 25 marzo 2008 in Web Design
Questa è una domanda che, purtroppo, mi hanno posto molte volte nel corso della mia “carriera” di professionista del web. Dico “purtroppo” perchè un approccio di questo tipo da parte di un cliente implica uno sforzo enorme da parte del professionista che vuole proporre una strategia di presenza in rete, e deve far capire che il sito è solo una delle componenti da prendere in esame. Senza considerare poi il fatto che un sito web può essere fatto in migliaia di modi diversi in base agli obiettivi da raggiungere e delle risorse a disposizione: è un sito statico o dinamico? che tipo di grafica è necessario adottare? quante saranno le lingue di navigazione? chi fornisce i contenuti? esiste un copywriter all’interno dell’azienda? il responsabile della comunicazione collaborerà con la web agency? quali e quanti prodotti andranno descritti all’interno del sito? ….
Ovviamente agli addetti ai lavori queste sembreranno domande banali ma per il cliente sono inutili complicazioni di un qualcosa che dovrebbe essere semplice. E allora che fare con il cliente che chiede “quanto costa un sito web?“… io ho imparato a rispondere: “Dipende da quanto vuoi guadagnare!“. Di solito con questa risposta riesco a catturare la sua attenzione e a far cominciare uno scambio di idee e informazioni più costruttivo.
Continua a leggereScritto da Mauro il 25 gennaio 2006 in Web Design, Web Marketing