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Valentina con il Gadget di Go!WebDesign

Valentina con il Gadget di Go!WebDesign

Sabato 6 febbraio ho partecipato ad un evento sul Web Design, organizzato da JuliusDesign, sugli elementi fondamentali per la creazione di siti internet dal punto di vista del Web Designer e sulla condivisione di tecniche e strategie di sviluppo.

L’intervento di apertura di Giuliano Ambrosio (Julius) ha affrontato l’argomento più ostico a mio parere: come attirare i clienti, partendo dal presupposto, ormai scontato, che per farsi trovare da un potenziale cliente bisogna essere visibili su web, attraverso siti vetrina, blog e ora con tecnologie web 2.0 come i Social Networks.

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Sei qui per essere te stesso e per esprimere te stesso.
Se la vita ti tiene a freno lo fa perché tu abbia modo di ricordarti di te.
Assicurati di ascoltare la tua stessa energia piuttosto che tentare di vestire gli abiti delle aspettative. Una profonda soddisfazione è d’obbligo.
–Osho

Il sito internet deve esprimere il modo di essere di una persona, di un’azienda o di una comunità di persone.
Il fatto di riuscire ad identificarsi nel web con specifici colori, stili, linee, forme, contenuti, testi e immagini, fa del proprio sito una creazione personale e quindi dà la possibilità ad un individuo o ad una società di distinguersi rispetto ad altri.
Questi elementi importanti per chi vuole realizzare un sito che lo rappresenti o per chi ha degli obiettivi di business da raggiungere, esistono già, sono già parte di una persona o di un’azienda.
Non serve cercarli altrove, basta saperli individuare dentro di sè ed esprimerli nel modo giusto: “assicurati di ascoltare la tua stessa energia piuttosto che tentare di vestire gli abiti delle aspettative“!!!
Chi sa comunicare con semplicità e spontaneità può fare veramente la differenza, specialmente oggi nell’era del Web 2.0, dove un sito ha la possibilità di trasformarsi, da semplice vetrina, in un luogo “vivo”, capace di attrarre e fidelizzare i propri amici o i propri clienti.

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La logica e le applicazioni 2.0 stanno cambiando radicalmente il modo di interagire e di lavorare su web. Definire il web 2.0 è difficile perché si compone di molti aspetti e definizioni diverse. I blogger hanno una loro idea di cosa sia, ma i programmatori ne hanno una diversa; per i sociologi è una rivoluzione mentre per gli architetti dell’informazione può essere un laboratorio aperto, o un incubo. Il comun denominatore che permette di raggruppare questa enorme mole di siti, applicazioni ed esperienze è: gli utenti ovvero noi tutti.

Il web 2.0 ha coinvolto sempre di più l’utente nella creazione diretta dei contenuti ma anche nel supporto per organizzarli, condividerli, rimixarli, giudicarli, aggiornarli, etc. Una metafora per descrivere il web 1.0 consiste nel rappresentarlo come una lezione universitaria dove pochi professori insegnano ad una vasta platea di studenti. Il web 2.0 è invece una conversazione dove tutti hanno la possibilità di parlare e condividere il proprio punto di vista.

Utenti passivi e attivi

Il web 2.0 sostiene la cosiddetta architettura della partecipazione, un design che incoraggia la user interaction e il contributo comunitario. Gli strumenti del web 2.0 (siti, applicazioni API, motori, widget, etc.) sono basati interamente su user-generated content e sulla partecipazione dei navigatori all’intelligenza collettiva. Ma il valore reale del nuovo web non sta solo nel contenuto generato in siti quali MySpace, Flickr, YouTube, ma nel modo di utilizzo e partecipazione a questi ultimi.

Gli utenti producono i contenuti e le società/siti 2.0 forniscono le piattaforme per metterli online. Questo è un altro punto chiave del 2.0: il web come un’unica grande piattaforma di pubblicazione. Alla creazione e al miglioramento dei servizi web 2.0 possono partecipare tutti, l’open source diventa parola d’ordine e il singolo programmatore ha un ruolo fondamentale.
Paradossalmente potremmo dire che il 2.0 riporta la rete indietro ai primordi, alla sua nascita che la voleva uno strumento di condivisione dei contenuti. Oggi attraverso il nuovo questo web tutti possiamo partecipare tramite due assi portanti dell’AI: contenuto e codice (applicativi).

FONTE: http://trovabile.org/

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L’obiettivo primario dell’Architettura dell’informazione e’ la soddisfazione del cliente, che va sempre immaginato come l’utente finale, il fruitore del prodotto.
La User Experience Design (UX), e’ quell’aspetto del progetto che si occupa specificatamente dell’utente e del suo impatto il prodotto che l’architetto sta progettando. In particolare attraverso la UX l’architetto assicura che il sito su cui sta lavorando aderisca ai una serie di requisiti che lo rendano user friendly (di facile usabilita’) e user centered (l’utente deve essere coinvolto in prima persona attraverso l’interattività del processo).
La User Experience Design assicura che il sito sia:

  • Utile. Un sito utile significa un sito che tiene conto a chi e’ destinato il servizio e il contesto nel quale si inserisce. Chi vi lavora deve avere il coraggio di convincere che utile può essere sinonimo di semplice. Il sito deve essere uno strumento che serve: è il principio per il quale è inutile infarcire il sito di applicazioni 2.0 solo perchè di moda quando i nostri utenti non sono attrezzati per recepire questi nuovi servizi.
  • Usabile. Un sito usabile è un sito che mette al centro l’utente rendendo la sua navigazione più efficace, consultabile e gradevole possibile.
  • Attrattivo. Un sito attrattivo è un sito riesce a integrare bene tutti gli elementi che rappresentano l’emotional design: il potere e il valore dell’immagine, la web identity, il brand, etc.
  • Trovabile. Un sito trovabile è un sito che mette tutte le informazioni a disposizione deli utenti senza nasconderle.
  • Accessibile. Come le strutture fisiche debbono dotarsi di ascensori e rampe così i siti debbono essere accessibili a tutti anche alle persone in maggiore difficoltà (10% della popolazione). È quello che oggi definiamo anche l’aspetto etico del business.
  • Credibile. Oggi è sempre pi difficile ingannare iI clienti perchè la blogsphera ha ricondotto i mercati a conversazioni. È dunque necessario essere onesti e convincenti o i nostri siti non avranno futuro.
  • Prezioso. I nostri siti devono portare valore aggiunto ai nostri sponsor. Il risultato finale deve avere il raggiungimento degli obiettivi che ci siamo dati e il miglioramento continuo della customer satisfaction.

Nel prossimo articolo si parlerà di come sta cambiando la situazione degli utenti nell’epoca del web 2.0.

FONTE: http://trovabile.org/

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Detta anche architettura delle informazioni, é la struttura organizzativa logica e semantica delle informazioni, dei contenuti, dei processi e delle funzionalitá di un sistema o un’applicazione informatica.
L’architettura delle informazioni é il cuore di un qualsiasi progetto di interaction design. Applicabile anche al di fuori dell’ambito informatico, questa struttura é l’anima fondamentale di un qualsiasi insieme di contenuti e dati destinati alla fruizione e, integrando informazioni e processi, svolge un ruolo chiave nel definire il reale grado di fruibilitá e di usabilitá di un sistema digitale per l’utente finale.
L’architettura delle informazioni comprende gli strumenti tecnici e culturali per l’organizzazione, la catalogazione, la ricerca, la navigazione e la presentazione di contenuti e dati nei vari formati disponibili (digitali e non).
Lo scopo fondamentale dell’architettura delle informazioni é mettere in relazione utenti e contenuti, con una finalitá di business.

Per quanto riguarda il Web, i due principali aspetti dell’architettura dell’informazione sono: la descrizione dei dati (metadati) e l’interoperabilitá.

In effetti fino ad oggi il ruolo dell’AI é stato quello di fare da collante fra grafica, contenuti e design.

Un buon architetto dell’informazione deve saper mediare tra i seguenti aspetti di un progetto:

  • organizzare i modelli intrinseci nei dati, rendendo chiaro l’insieme e gli obiettivi del sito (bilanciando la necessitá di chi lo realizza con quelle degli utenti), tenendo ben presente il contesto per il quale si sta lavorando
  • determinare quali contenuti e quali funzionalitá il sito debba contenere o roganizzare le informazioni
  • definire la struttura, la navigazione, la classificazione e i criteri di ricerca, la mappa delle informazioni che renda possibile a ciascuno di risalire al proprio percorso conoscitivo
  • stabilire il ritmo di progressione del progetto, la periodicitá di crescita e di cambiamento
  • avere come obiettivo primario il target di riferimento.

La metafora dell’alchimista é stata fatta perché l’architetto entra nel progetto con una visione globale e la conoscenza approfondita del contenuto, del contesto e dell’utente finale. Il lavoro e i risultati che gli vengono richiesti sono invisibili all’utente finale ma su questi si gioca la riuscita del progetto. In estrema sintesi é un lavoro sotterraneo che si nota solo quando il sito non funziona.

FONTE: http://trovabile.org/