Archivio dell'autore ‘Tania’

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I mercati sono conversazioni, che se ascoltate e opportunamente analizzate possono fornire molte informazioni utili al posizionamento del sito sui motori di ricerca, soprattutto in fase di analisi delle parole chiave. Cluetrain Manifesto, un libro che ha lasciato il segno per le sue tesi sull’impatto di Internet nel mondo della comunicazione aziendale, ci insegna che i mercati sono fatti di conversazioni e che il web permette forme di conversazione tra esseri umani che erano semplicemente impossibili nell’era dei mass media.

Conoscere le nuove potenzialita’ offerte da Internet per interagire con il proprio mercato di riferimento diventa una capacita’ fondamentale per l’azienda che voglia sostenere il proprio vantaggio competitivo.
Se si considera che il 50% dei consumatori è più influenzato dal passaparola dei conoscenti che dalla pubblicità radiofonica e televisiva, risulta evidente l’importanza che assumono soprattutto le conversazioni di tipo informale, riscontrabili tra utenti che si “incontrano” on-line per discutere di temi di comune interesse.
Per questo, oggi, le aziende che vogliono gestire efficacemente la propria immagine e la reputazione del proprio brand in Internet devono investire in communities, promuovendole, finanziandole, lasciando libero spazio alle conversazioni tra utenti appartenenti al proprio target di riferimento. In questo modo otterranno informazioni preziose sulle aspettative, sui desideri e sui bisogni emergenti dei propri clienti.

E per quanto riguarda il posizionamento sui motori di ricerca?

Ascoltare i clienti è importante per:
- imparare a parlare la loro lingua;
- individuare subito le parole chiave più performanti e trovare spunti per gruppi di parole chiave che non erano state considerate;
- individuare errori di battitura diffusi;
- incrementare il traffico di qualità e soprattutto il ritorno dell’investimento.

Chi ascoltare e con chi conversare?

Off-line:
- parlare con i commerciali;
- parlare con chi si occupa di assistenza al cliente;
- leggere riviste di settore;
- promuovere momenti di incontro con i propri clienti;

On-line:
- navigare nei siti di opinione;
- leggere e lasciare commenti nei blog e nelle community di interesse;
- analizzare i log files del proprio sito per capire la provenienza delle visite e conoscere quali parole chiave hanno portato realmente traffico;
- utilizzare software di web analysis.

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OneStat.com ha pubblicato un’ analisi dalla quale emerge che solo l’11,4% degli utenti dei motori di ricerca utilizza stringhe di ricerca composte da un solo vocabolo. Il 28,9% delle keywords sono composte da 2 termini, mentre il 28,75% delle stringhe di ricerca è formato da 3 termini e solamente il 17,1% delle ricerche avvengono con 4 vocaboli. I risultati di questa analisi, confrontati con quelli di luglio 2005, dimostrano che sempre meno utenti effettuano le ricerche nei motori utilizzando 1 solo termine.

Questi sono i risultati dell’analisi svolta da OneStat.com limitatamente al mercato italiano:

Italy

1. 2 word phrases 33.64%
2. 3 word phrase 26.55%
3. 4 word phrases 17.41%
4. 1 word phrases 12.32%
5. 5 word phrases 6.05%
6. 6 word phrases 2.17%
7. 7 word phrases 1.09%

In testa alla classifica troviamo frasi di ricerca composte da 2 parole, seguite da quelle composte da 3 parole, poi da 4 e solo al 4° posto con appena il 12,32% troviamo le ricerche effettuate con una sola parola chiave.

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Riprendo con piacere una news diffusa qualche giorno fa dall’Eurid, riguardante il fenomeno del cyber squatting dei domini .eu. Molti non sanno che la denuncia contro questa pratica scorretta e illegale è nata da una segnalazione di Bob Parson, CEO del provider GoDaddy, e ben descritta nel suo blog.

Dal sito dell’Eurid:

24 luglio 2006

“EURid, l’associazione no profit che gestisce il top level domain .eu, ha sospeso 74.000 nomi a dominio e ha agito contro 400 registrars per inadempienze contrattuali. Questa azione è stata incitata da comportamenti abusivi da parte di un consorzio di registrars, che hanno sistematicamente acquistato dei nomi a dominio con l’intento chiaro di vendere questi nomi a dominio. Nel mondo Internet questo è chiamato “warehousing”, il che non è consentito.

“In questo caso siamo convinti che i registranti dei 74.000 nomi a dominio .eu (Ovidio Ltd, Fausto Ltd e Gabino Ltd) stanno agendo come una fronte per diversi registrars. I registranti e i registrars possono essere considerati come essendo la stessa entità. Tenendo conto del fatto che registrars possono soltanto registrare nomi a dominio per clienti reali e tenendo conto del fatto che registrars non possono registrare nomi a domini per lo solo scopo di rivendergli successivamente a un prezzo superiore, questo tipo di operazione viene considerato un inadempienza contrattuale”, dice Herman Sobrie, Legal Manager di EURid.

Rispettando i limiti del regolamento EC (733/2002 & 874/2004,) EURid si impegna di mantenere il .eu come un top level domain attraente per soggetti Europei che vogliono avere un identità Europea in rete Internet. Quando il sistema viene abusato, il rischio che il valore del .eu diminuisce è reale. Non soltanto negli occhi di quasi 2 milione di registranti legittimi di nomi a dominio .eu, ma anche per tutti i registrars che offrono servizi di qualità. Questo è il motivo per cui EURid vorrebbe agire in una maniera decisiva contro comportamenti abusivi nel mondo dei domini .eu.

EURid costantemente controlla la registrazione di domini .eu alla fine di assicurarsi che tutti i registranti sono effettivamente basati nella zona EU, come richiesto dalle Public Policy Rules per il .eu. EURid verifica anche che tutti i registrars accreditati agiscono nel miglior interesse dell’utente finale, rispettando il loro contratto con EURid.

Un certo numero di nomi a dominio .eu sono stati sospesi, visto che i rispettivi registranti non potevano dimostrare che avevano effettivamente una sede nell’Unione Europea.

Il risultato per questi nomi a dominio .eu dipende da una decisione della corte di competenza. EURid vorrebbe liberare in fase successiva i nomi a domini per permetterne la registrazione.”

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E’ ormai noto che per ottenere buoni posizionamenti su Google, Yahoo e altri importanti motori di ricerca è essenziale avere dei link da siti esterni verso il proprio sito (o meglio verso le proprie pagine ottimizzate). I link da siti esterni sono chiamati “inbound links”.

Per ottenere dei buoni posizionamenti sui motori di ricerca per una particolare chiave (keyword) è necessario innanzitutto ottimizzare una pagina web per quella chiave di ricerca.
L’ottimizzazione delle pagine web è una condizione necessaria ma non sufficente. Infatti, oltre all’ottimizzazione è importante ottenere molti links da altri siti web verso la propria pagina ottimizzata.

50 links possono essere meglio di 500

Una pagina con 50 inbound links può avere un posizionamento migliore di una pagina con 500 inbound links. Perchè? Perchè oltre alla quantità di links, è molto importante la qualità.
Semplificando: il link che proviene da siti correlati e che contengono la parola chiave di riferimento è migliore di un link da un sito generico non correlato con la nostra pagina ottimizzata. I fattori che danno la qualtià di un link sono anche altri.

Analizzare la struttura di links dei propri competitors.

Se la nostra pagina non ottiene un buon posizionamento nei motori di ricerca, allora può essere interessante analizzare la struttura di links dei siti web che compaiono ai primi posti:

  • quanti inbound links hanno i siti che compaiono ai primi posti della ricerca con la parola chiave di mio interesse?
  • hanno dei links che provengono da domini .org o .edu?
  • quali pagine web linkano esattamente verso il nostro sito e quali invece linkano verso i siti posizionati?
  • queste pagine sono diverse? Cosa è necessario modificare?

E’ interessante analizzare esattamente la struttura delle pagine che linkano verso i siti web posizionati:

  • utilizzano la parola chiave nel link?
  • usano la parola chiave nel nome file?
  • usano la parola chiave nel titolo documento (tag TITLE)?
  • usano la parola chiave nel testo del corpo pagina (tag BODY)?
  • quali altre keyword sono utilizzate in queste pagine?

Una corretta struttura di link è la chiave del posizionamento

Ottenere i links di qualità verso il proprio sito è la chiave per ottenere dei posizionamenti ai primi posti nei motori di ricerca. Molti webmaster si concentrano sul fatto di ottenere quanti più link possibili verso il proprio sito senza badare alla loro qualità.
Sarebbe più proficuo invece investire il tempo per ricercare dei link di qualità analizzando la struttura di links dei propri competitor e sforzandosi di trovare siti web correlati disposti ad inserire un link verso il proprio sito.

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Indicazioni utili, passo dopo passo, su come pianificare un’efficace campagna di comunicazione on-line e analisi dei principali strumenti che consento di valorizzare il Web come potente mezzo di marketing.

Parte I visualizzabile all’indirizzo:
Come pianificare la comunicazione on-line – I

Parte II visualizzabile all’indirizzo:
Come pianificare la comunicazione on-line – II

4. Principali tecniche di misurazione degli effetti

Le tecnologie di Internet consentono di verificare e controllare con assoluta precisione e direttamente in corso di svolgimento l’andamento di un’operazione di marketing.

Immaginiamo di vestire i panni di un navigatore e di essere alla ricerca di informazioni in merito ad una località turistica per programmare un weekend fuori porta. Quasi sicuramente utilizziamo un motore di ricerca e inseriamo le parole chiave che ci sembrano più adatte per trovare quello che ci serve. Quindi il motore ci mostra i risultati della nostra ricerca, cioè un elenco di annunci pubblicitari completi di link a siti più o meno attinenti alle nostre esigenze. Bene iniziamo la navigazione…

Le operazioni fin qui svolte dal nostro navigatore immaginario diventano dati fondamentali per gli inserzionisti che hanno pubblicizzato i loro siti internet all’interno del motore di ricerca appena utilizzato.

In particolare, se l’inserzionista vuole misurare l’effetto di brand awareness (conoscenza del marchio) sul complesso dei navigatori web può utilizzare il parametro dell’impression, inteso come opportunità di mostrare un elemento pubblicitario inserito in una pagina Web a un visitatore di un sito. In altre parole, con impression si intende l’esposizione del nostro navigatore immaginario a un annuncio pubblicitario, a un banner o a un link mentre effettua le sue ricerche nel motore.
Su Internet i prodotti pubblicitari come i banner vengono venduti in base al numero di impression realizzate, cioè al numero dell’avvenuto “consumo” dell’annuncio da parte dell’utente.

Se il nostro navigatore immaginario viene attratto da uno degli annunci a cui è esposto (solitamente i primi tra i risultati di ricerca) probabilmente visiterà il sito corrispondente per verificare se il sito soddisfa le sue esigenze informative.
L’effettiva capacità di una campagna di trasformare i navigatori del Web in visitatori del singolo sito può essere misurata attraverso il click-through, un indicatore di direct response, ovvero attraverso la registrazione del numero di utenti che cliccano sul banner o sul link cui sono esposti, facendo direttamente ingresso in una precisa pagina del sito dell’inserzionista on line.

Per valutare il successo dell’azione di comunicazione, soprattutto in un’ottica di eventuale riprogettazione della stessa campagna in corso di svolgimento, vanno considerati anche altri elementi in grado di rilevare l’effettiva preferenza degli utenti nei confronti del sito promosso. Ad esempio, l’incremento del numero delle visite dovrebbe comportare anche un incremento del numero di visitatori che si registrano ai servizi offerti nel sito (compilando un modulo di richiesta informazioni, iscrivendosi alla newsletter, contattando direttamente l’azienda, ecc.). Il rapporto tra numero di utenti registrati al sito e click-through esprime un indice di efficienza dei contatti attivati.

(Bibliografia “Marketing in Rete” di E. Prandelli e G. Verona)